lunedì 27 febbraio 2017

SOULWAX @ MAGAZZINI GENERALI



Ed il giorno finalmente è arrivato. Perché va bene la partita, l’aperitivo con gli amici, le vasche in Darsena, il cinema con la squinzia, ma quando vola per aria il nome Soulwax tutto si ferma. Anzi. Tutto “deve” necessariamente cristallizzare nei cieli sopra la Madonnina, manco fosse una distesa di meth in Breaking Bad. I fratelli Dewaele, aka 2 Many Djs, tornano infatti per una notte sola a Milano, e in Italia, ad indossare gli abiti indie e stazzonati che li videro esordire vent’anni fa, con la pazza idea di conquistare la città e una manciata di sorprese. La prima è la formazione a sette di recente assemblaggio, c’è Iggor Cavalera a pilotare una delle tre batterie (tre), un palco stellare e, soprattutto, nuove bombe undici anni dopo il tellurico “Nite Versions”. Ricordate poi quella “Transient Program For Drums And Machinery” in free download sulla rete mesi fa? È probabile che quegli otto minuti e rotti di viaggione space indichino la nuova pelle sonica dei Soulwax. Anche se l’unica certezza all’orizzonte è che lo show sarà selvaggio e il test perfetto per l’album in uscita. Quindi vogliatevi tanto bene: biglietti alla mano, tasche con un po’ di magia, maglie di ricambio e piedi lesti.
DAVIDE MONTEVERDI







mercoledì 25 gennaio 2017

BEN WATT + BERNARD BUTLER @ SANTERIA.



Dopo il vuoto pneumatico di gennaio, finalmente la musica torna a riaccendere Milano. Difficile trattenere l’emozione: ebbene sì, Ben Watt – metà barbuta degli Everything but the Girl e di molte altre cose sfiziose – fa scalo in Viale Toscana con al fianco Bernard Butler per presentarci il nuovo album Fever Dream, composto a quattro mani con il chitarrista degli Suede e un pugno di ospiti uber cool a corollario. Lasciate a casa però le danze sfrenate e i consueti orpelli da concerto, e preparatevi a planare su oniriche pianure irradiate di folk e caramelle psichedeliche. Attenzione: evento ad alto tasso di emozioni.

Davide Monteverdi

sabato 7 gennaio 2017

HIBOU MOYEN: "FIN DOVE NON SI TOCCA" (Private Stanze, 2016)


Hibou Moyen è Giacomo Radi, circondato da amici musicisti, seduto su una poltrona comoda a suonare e a riflettere sulla vita.
"Fin Dove Non Si Tocca" è un capitolo, il secondo della sua carriera solista, intriso di delicatezza ed educazione sonora.
Pregiato e pregevole nei testi come nella sonorizzazione dei sentimenti, magistralmente compressi in 10 brani dall'ottima produzione di Umberto Maria Giardini.
La sensazione è che i continui rimandi a qualcosa d'altro limitino la completezza di un disco nato per esprimere se stessi, come chiunque abbia bisogno di un angolo polveroso per vivere lentamente e piangere di meraviglia.
C'è dell'intimismo nelle parole di Giacomo, ma mai debordante nel nichilismo inutile.
C'è della luce fuori dai 10 piccoli tunnel che mantiene salda la speranza di un rettilineo soleggiato e sicuro.
L'ho ascoltato molte volte questo Hibou Moyen nuovo di zecca: il cantautorato italiano minore 2.0 bussa alla porte ed è un piacere farlo entrare come un vecchio amico di ritorno dal nulla.
Consigliato, nella speranza di vederlo nel prossimo futuro su qualche palco non necessariamente di provincia.






Davide Monteverdi.



mercoledì 4 gennaio 2017

TUNGUSKA: "A GLORIOUS MESS".


Ai Tunguska non avrei regalato nemmeno gli ultimi 2 tiri marci della mia ultima Marlboro.
Già a partire dal nome puzzavano di pacco, per non parlare della copertina dell'album che sembrava assemblata dall'ultimo studente psicotico della peggiore classe dello IED.
Pregiudizi urbani.
Saccenza metropolitana.
Ignoranza bovina.
Poi la solita notte a spasso per certe lunghe strisce d'asfalto della provincia depressa, e nulla di bello da mettere nel lettore della macchina.
Tranne appunto questo "A Glorious Mess".
Una scommessa accompagnata da una piccola bestemmia.
Perchè viaggiare al buio, con i pensieri esplosi, presuppone una colonna sonora degna di un pugno in faccia.
O di una carezza calda come solo le domeniche in famiglia sanno essere.
Gennaro Spaccamonti e Nicola Monti, ovvero il duo chiamato Tunguska, questa scommessa un pò bizzosa e sbilenca l'hanno vinta a mani basse, ascolto dopo ascolto, tanto da conquistarsi l'heavy rotation in una manciata di pezzi.
Esattamente 11.
A cavallo della riga di mezzeria sbiadita.
Rasserenando ore di nebbia dietro ai fanali rossi di camion bielorussi.
Momenti di vita preziosi, dove un Ty Segall romagnolo e godereccio si brucia il cervello con tonnellate di dischi britpop e shoegaze, mangiando cassoni e piadine alla kriptonite, senza disdegnare aree di servizio psichedeliche prima di buttarsi in spiaggia con il corpo sciolto.
Capito tutto?
I Tunguska sono freschezza e uno zaino pieno per l'Erasmus: sono l'Italia dei cervelli buoni da esportare, magari da Forlì (città di provenienza?) fino alle porte d'Orione.
Bravi!






Davide Monteverdi.





lunedì 19 dicembre 2016

MARISSA NADLER LIVE @ SANTERIA (MI)




Marissa Nadler atterra a Milano nel frenetico mercoledì prenatalizio e il Santeria Social Club si trasforma, per incanto, in un luogo di culto privo di ninnoli superflui. La sacerdotessa di Washington che, per carisma e intensità lirica, è diventata una figura di spicco nei circuiti rock “di confine”, presenta il suo nuovo Strangers, atteso seguito dell’acclamatissimo July. E lo farà con quelle maniere eleganti e stralunate che ci hanno fatto innamorare di lei senza ritegno, balzando tra le pieghe della notte come se Tim Burton stesso l’avesse tratteggiata per uno scherzo in bianco e nero. Più che a un concerto nell’accezione classica del termine, sembrerà di stare a un esclusivo sabba per perdute auree metropolitane. Immaginate i vocalismi da mezzosoprano di Marissa con il mood crepuscolare delle nuove composizioni, sempre più di folk trasognato che nervosa infilata di quadretti noir, date una leggera scorsa ai testi e la semplice curiosità diverrà attrazione compulsiva.






lunedì 5 dicembre 2016

THE JULIE RUIN: "HIT RESET" (Hardly Art, Cd 2016)






Ci voleva un album come "Hit Reset" e ci voleva una donna come Kathleen Hanna.
Una cantante forse tra le migliori della sua generazione, un pugno in faccia al conformismo, ai benpensanti, al politicamente corretto.
Una che quando si mette in gioco spariglia le carte per bene e, in un colpo solo, butta fuori 13 canzoni belle quanto intense e differenti per stile e testi. Ogni riferimento è lecito e sprecato: The Julie Ruin sono solo uguali a se stesse, proprio come Bikini Kill e Le Tigre in precedenza.
"Hit Reset" scorre via veloce, ascolto dopo ascolto, seguendo una precisa regola di alleggerimento: meno synth e più chitarre, parti vocali equilibrate per quanto possano esserlo, atmosfere diversamente luminose a bilanciare liriche talvolta grevi come macigni. Le parole di Kathleen infatti volano come rasoi, le sue esperienze sono cicatrici a vista, ma le restano il coraggio e la lucidità per ribellarsi ad abusi e malattia. Ecco: il desiderio di riscossa, un inizio di pacificazione, può essere considerato il vero filo conduttore, neanche tanto sgranato, di questo secondo lavoro di studio. Una bella botta di Vita non c'è che dire! E Amore a prima vista.



Davide Monteverdi.