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mercoledì 3 luglio 2019

Area Pirata Summer Pack 2019


Quarant'anni fa i Mads si facevano strada nella nebbia di Milano per portare il verbo Mod su e giù per l'Italia. Le atmosfere erano rarefatte, i momenti spesso drammatici e il grigio piombo avvolgeva ogni cosa come un sudario di cemento.
Da allora ne sono passate di situazioni e vicissitudini per la band, ma i kids meneghini sono ancora qui. Oggi. A pestare duro. Con un'altra robusta iniezione di sole, di vita, di attitudine a tutti livelli, sotto forma di 7"/Cds che contiene un paio di numeri davvero niente male. "Turn Me Up" (sul cds c'è anche una versione strumentale), che dà anche il nome a questa lacca rosso fuoco, è il nuovo regalino per questi giorni incandescenti e ci trasporta su isole lontane, a piedi nudi nella sabbia, con il Panama ben calcato sulla zucca. Mentre la cover di "Strange Town" dei Jam ci lavora agilmente sotto la cintura, ribadendo ancora una volta quanto i Mads siano un tesoro nazionale altamente esportabile.





Ci sono voluti anni per avere tra le mani questo nuovo lavoro dei Los Infartos.
"El Narco Ritmo" esce infatti in formato 10" a ben 36 mesi dal singolo precedente, con quattro bombe a carico di notevole impatto ("Karrrate Bilbao" hit dell'estate a furor di popolo), nel caso fosse necessario ribadire come gli attributi del quartetto di base a Teramo siano ormai giunti a sviluppo (quasi) completo. A 'sto giro Los Infartos centrano ancor meglio la mira, buttando sul tavolo un impasto cattivello a base di Freak Punk, Garage Beat e Soul Psichedelico sporcato di Hammond e  saturo delle peggiori intenzioni: insomma una ventata energica e postatomica buona per qualsiasi suburbia arrogante.
Adesso attendiamo il prossimo step, vale a dire la riconferma dei valori in campo nel classico formato Lp.






Davide Monteverdi.


venerdì 1 dicembre 2017

BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB @ FABRIQUE (MI)



Il concerto dei Black Rebel Motorcycle Club al Fabrique (ahimè unica data italiana per chi non ha potuto esserci), è stato uno spettacolo incredibile. E si potrebbe chiudere qui con un “arrivederci e a presto” al prossimo appuntamento, pronti a respirare altra musica e nuove vibrazioni. Ma l’eccitazione post concerto è talmente fuori controllo che non si può non chiacchierarne in maniera più articolata e soprattutto di pancia.


Il power trio composto da Peter Hayes, Robert Levon Been e Leah Shapiro si presenta sul palco alle 21,30 spaccate come un soffio ultraterreno: prima non c’era nulla, poi da una coltre di fumo (costante della serata) e 4 luci in croce spuntano loro, ognuno al proprio posto senza fronzoli né presentazioni di rito. Parte così Little Thing Gone Wild, traccia estratta dal nuovo album Wrong Creatures in uscita a Gennaio, ed inizia anche il viaggio acido targato BRMC. Per ben 2 ore la band di San Francisco ci guida nei meandri anfetamici del suo personalissimo suono: ipnotico, martellante, marziale, sulfureo senza un minuto di pausa esistenziale. Le tracce vengono dilatate, reimpastate e proposte al pubblico come un bolo caldo, saporito, differente dal solito eppure performante in quello che sarà un set scheletrico, minimale, eccezionale.


Sfilano ben 24 canzoni sul palco divise idealmente in 2 tempi scanditi da un breve intervallo acustico in solo, di Robert e Peter rispettivamente, che immobilizza il tempo e lo spazio permettendoci il primo respiro regolare.


I Black Rebel Motorcycle Club sono davvero una band tosta e, con ogni probabilità, l’unica che senza effetti speciali e visuals riesce ancora a creare un’atmosfera sospesa, a volte delicata come un blues sghembo, a volte lancinante e implacabile come il drummin di Leah Shapiro. Semplicemente non c’è bisogno di trucchi e parrucchi quando si sanno scrivere canzoni che poi suoni con un’intensità fuori dal comune e soprattutto senza paragoni con gli emuli contemporanei.


E proprio all’incedere implacabile della batteria di Leah si aggrappano basso e chitarra in un crescendo che partorisce tutte le “hit” o meglio quel che tutti volevano ascoltare nel pit: Conscience Killer, Love Burns, Beat The Devil’s Tatto, Spread Your Love, Six Barrel Shotgun, 666 Conducer, Shuffle Your Feet e le nuovissime King Of Bones, Carried From The Start e Question Of Faith tra le altre, trascurando però in maniera inspiegabile un buon album come Specter At The Feast.


Il tempo fugge impietoso, il pubblico piuttosto numeroso e composto freme, l’audio è ottimo così come la compagnia, ma c’è ancora tempo per un paio di bis tenuti in caldo per il doveroso saluto finale: ecco allora scivolare via Red Eyes And Tears e finalmente Whatever Happened To My Rock ‘N’ Roll, vera chicca pre natalizia, suonata in una devastante versione psichedelica che ci regala pure lo stage diving di Robert Levon Been a coronamento di un serata in tutto e per tutto indimenticabile.