giovedì 14 marzo 2019

Roberto Tax Farano & Paolo Spaccamonti: "Young Till I Die" (Escape From Today/Dunque, 2019).


Il 6 marzo 2019 è uscito "Young Till I Die" pregevole 10" in vinile blu, limitato a 500 copie, e firmato a quattro mani dal leggendario Roberto Tax Farano e Paolo Spaccamonti.
Il 6 Marzo 2019 il leggendario Marco Mathieu, non solo apprezzato musicista ma anche giornalista e scrittore dotato e curioso, ha compiuto 55 anni e dal luglio 2017 è immobile a letto in coma vegetativo dopo un incidente stradale.
"Young Till I Die" è in tutto e per tutto dedicato a lui e alla famiglia, oltre ad essere un lodevole tentativo di finanziare parte delle ingenti spese mediche per il suo mantenimento.
Roberto e Marco (per chi non lo sapesse...ma chi appunto???!!) erano rispettivamente chitarra e basso dei Negazione di Torino, band pilastro del cosiddetto Italian Hardcore nel mondo; il resto è mitologia scritta, tramandata e riletta centinaia di volte.
L' Ep si snoda in 2 sontuose suite strumentali dal sapore immaginifico, cinematico e ambientale (in verità più nei territori di confine abituali per la chitarra obliqua di Spaccamonti) coprendo una durata totale di 12 minuti e qualcosa: "Lo Spirito Continua" è una rilettura "esoterica" e malinconica del celeberrimo brano (composto proprio da Tax e Mathieu) che chiude l'album d'esordio dei Negazione, anno di grazia 1986, a cui dà il titolo. "Young Till I Die" è, invece, un inno alla magnificenza della vita (citazione voluta dell'omonima canzone manifesto dei 7 Seconds?) tra drones e crescendo chitarristici, che ci chiama alla ribellione contro il fato avverso, così come alla celebrazione di ogni soffio esistenziale, dono imprescindibile da godere fino all'ultimo.
La bellissima cover serigrafata è stata disegnata da DeeMo aka Dumbo, la produzione delle tracce è stata curata da Ezra al Nomad Studio di Torino.
Che dire infine?
Grazie di tutto Marco questo è davvero per te.
Ti pensiamo dal più profondo del cuore, anche se avremmo preferito un altro esito per questa Musica meravigliosa.



"Questo disco è per Marco, queste note una carezza, questo feedback un abbraccio.
Queste chitarre suonano per lui, unite dall'amicizia istintiva e vera, che sembra di sentire sullo sfondo la sua risata, indelebile dentro di noi, come le sue parole dentro i testi dei Negazione, tatuate nel cuore e nell'anima, per sempre."


""Young till I die" lo incidevamo sulle medagliette stile Vietnam che condividevamo con i ragazzi del mucchio, 30 anni fa.
Oggi è il nome di un disco dedicato a Marco in cui suoniamo perchè… lo spirito continua…
Il disco esce il 6 Marzo, giorno del compleanno di Marco: è il nostro regalo,
Oggi come allora, "Young till I die" è un inno alla vita, per affrontare la gioia e il dolore…con la stessa attitudine.

il nostro abbraccio, con il linguaggio che conosciamo: la musica."


Lo spirito continua.... 

...continua...lo spirito... 
dietro lamenti melodiosi 
risuona la voce di un vecchio 
a raccontare il senso di una vita 
collezione di attimi 
per le sensazioni piu` belle 
ma lo spirito continua! 
Leggo di me negli occhi di gente sconosciuta 
leggo di me in loro

Ma il ricordo puo` uccidere il bisogno... 

...non ho paura di quel rumore 
c'e` un lampo nei tuoi occhi 
che non potro` mai spiegarti 
mentre ti alzi e te ne vai 
guardo verso una parola lontana... 
...Il gioco di immagini e` riuscito 
esplode una risata sensuale... 
Io sorrido sopra il mio odio 
scoprendomi dentro un amore spesso negato 
scopro te nel mio corpo 
non voglio ucciderti 
Devi solo imparare a conoscermi 
io faro` lo stesso 
e forse allora anche la ferita 
fara` meno male 
lo spirito continua 
potremo davvero essere vecchi e forti.





Il vinile lo trovate qua: Negazione Bandcamp




Davide Monteverdi.

giovedì 28 febbraio 2019

ORVILLE PECK: "PONY" (SUB POP, 2019).


Esce il 22 Marzo l'esordio di Orville Peck per la sempre più eterodossa Sub Pop di Seattle.
Anche "Pony" infatti rientra nell'operazione (intelligente) della label di incontrare nuovo pubblico e potenziali acquirenti, accaparrandosi le "New Sensations" dell'universo "Alternative" al netto di preclusioni mentali, limiti espressivi e clichè sonori. Strategia che si è rilevata negli anni assolutamente vincente, nonchè caposaldo fondamentale della sua resurrezione post Grunge.
Non si sottrae a questo percorso virtuoso nemmeno il crooner mascherato specializzato nella narrazione di amori spezzati, vendette cariche di ebbrezza, corse nel deserto e risse in bar malfamati che ti si attaccano alla pelle e ti infettano il sangue.
Complice un blend sonico/visivo incredibilmente vario che incorpora le tradizioni country a stelle e strisce e l'immagine uber cool, e vincente, del cowboy 3.0, l'attitude shoegaze e le ballate amniotiche che sembrano uscite dagli script alieni de "La Guerra Dei Mondi" o di "Cowboys & Aliens".
Orville fa di tutto, e di più, nelle 12 tracce che riempiono "Pony" nel vero senso della parola: si sposta dalle Badlands del Nord America al polveroso confine Tex Mex attraversando i Canyon, con in testa l'idea meravigliosa di creare un Golem innamorato tanto di Elvis, Johnny Cash, Chris Isaak  e Twin Peaks quanto di mezza 4AD, J&MC, Soft Cell e Feelies, così per dire, sfiorando a tratti il grottesco e caricaturale senza mai cadere, però, nel tranello dell'autoreferenzialità spinta.
Il Cavaliere Misterioso è il James Crumley della situazione.
Solo che al posto di pistole, coca e whisky a fiumi, preferisce alternare silenzi atmosferici alla steel guitar, tamburi inquieti a tastiere e banjo,  lasciando che siano loro ad argomentare la quotidianità corrotta.
Insomma "Pony" è così, vagamente citazionista ed altamente erotico.
Prendere o lasciare.
Arriva indenne fino a "Nothing Fades Like The Light", epitaffio perfetto, poi ne riparliamo!









Davide Monteverdi


domenica 3 febbraio 2019

J Mascis: "Elastic Days" (Sub Pop, 2018).


Il nuovo album di J Mascis funziona esattamente come "quel" maglione di cashmere che ci si tramanda in famiglia.
Di padre in figlio, da fratello a fratello, da indossare nelle occasioni speciali, magari a Natale, oppure quando fa freddo, ma freddo davvero e non solo fuori.
Almeno, per me è stato così con "Elastic Days": un pigro on repeat sul lettore cd per settimane, proprio nel periodo dell'anno dove vincono i bilanci, le classifiche, e le pagine van voltate di forza senza appello alcuno.
Si snocciola con compostezza il 3° lavoro del leader dei Dinosaur Jr in versione solista, seppur accompagnato da vari ospiti tra cui spiccano Mark Mulcahy (Miracle Legion), Pall Jenkins (Black Heart Procession) e Zoe Randell (Luluc), carico com'è di emotività e chitarre, di salite e discese, di abbracci e abbandoni, di sussuri acustici e sbroccate soniche.
E J è dannatamente bravo ad orchestrare il tutto, nel vero senso della parola.
A fornire equilibrio e ordine ai moti dello spirito, alle chiacchiere sulla magia perversa della quotidianità e dei rapporti umani.
"Elastic Days" trova anche una soluzione armonica in se stesso: non c'è chiaroscuro nel suo incedere riflessivo, ma sano intimismo dialettico ricamato (a tratti) dalla Jazzmaster del folletto di Amherst.
Fatemelo dire, questo è proprio un bell'album da ascoltare dal primo all'ultimo suono: d'altronde quegli accordi lì, quella voce lì, possono permettersi qualsiasi cosa senza rischiare più di tanto.
Siamo insomma al nuovo capitolo della "Storia Del Folk Secondo J Mascis", sempre più "Americana" secondo il Vangelo di Neil Young. 
Scritta, vissuta, e suonata con un'intensità che difficilmente trova paragoni nel panorama musicale attuale.
Le 12 canzoni di "Elastic Days" scivolano via indolenti in un crescendo che, dopo la doppietta "I Went Dust" e "Sky Is All We Had", trova la perfetta quadratura nella sua seconda metà. 
"Give It Off", "Cut Stranger", "Sometimes" ed "Everything She Said" sono, infatti, episodi che brillano di luce aliena capace di trasportarti dove tutto sembra possibile, persino l'Amore nei giorni grigio ferro!








Davide Monteverdi

sabato 5 gennaio 2019

ECCO LA PLAYLIST DEL 2018!


Non è una classifica, nè vuole esserla.
Trattasi di semplice musica bella ascoltata/amata/acquistata durante il 2018 senza soluzione di continuità.
Incasellata, ma non schiava, anche grazie alla ricerca personale e agli spunti di millemila amici e playlist nate proprio come questa.


1) ROLLING BLACKOUTS C.F. "Hope Downs" (Sub Pop)

2) LAY LLAMAS "Thuban" (Rocket Recordings)

3) NU GUINEA "Nuova Napoli" (NG)

4) NIN "Bad Witch" (Null Corporation)

5) ART BRUT "Wham! Bang! Pow! Let's Rock Out" (Alcopop)

6) CALIBRO 35 "Decade" (Record Kicks)

7) LA LUZ "Floating Features" (Hardly Art)

8) NICOLA CONTE & SPIRITUAL GALAXY "Let Your Light Shine On" (MPS Records)

9) HOT SNAKES "Jericho Sirens" (Sub Pop)

10) THE LIMINANAS "Shadow People" (Because Music)

11) IDLES "Joy" (Partisan)

12) TASH SULTANA "Flow State" (Lonely Lands)

13) OH SEES "Smote Reverser" (Castle Face)

14) FANTASTIC NEGRITO "Please Don't Be Dead" (Cooking Vinyl)

15) IDIOTA CIVILIZZATO "Idiota Civilizzato" (Static Shock)



Davide Monteverdi



venerdì 4 gennaio 2019

Green River: "Dry As A Bone" + "Rehab Doll" (Sub Pop 2019 Deluxe Editions, Cd)



Si può dire che tutto sia iniziato da qui, da quel lontano 1984.
Un gruppo di amici senza particolari abilità creative e compositive che inconsapevolmente, insieme, cambieranno le rotte della nuova musica alternativa mondiale.
Questo erano in realtà i Green River: punk hardcore a tempo (quasi) scaduto e grunge in fasce, con quella miscela zozza e slabbrata di melodia e rumore, ballate lunari e chitarre anarchiche, Black Sabbath e Black Flag, che verrà subito dopo canonizzata con successo planetario da Nirvana e Soundgarden.
La Sub Pop, con l'ennesimo colpo di genio, ristampa all'inizio di questo 2019 l'intera "discografia"della band capostipite del Seattle Sound con la supervisione del producer originale Jack Endino e in versioni dopate e deluxe, sia in cd che in vinile dopo moltissimi anni: l'Ep "Dry As A Bone" del 1987 e l'album "Rehab Doll" del 1988, usciti accorpati in un cd unico 3 decenni fa circa e oggi presentati con gustosissimi extra a corredo, tra cui una versione "Loser Edition" su prenotazione e limitata in doppio vinile colorato (oltre a quella in normale doppio vinile nero) per ciascuna uscita.
Davvero un'operazione curata nei minimi particolari tecnici e filologici e, forse, necessaria per ribadire alle nuove generazioni (sempre che gli interessi qualcosa di buono) e ai nostalgici completisti quelli che furono i prodromi di una stagione musicale gloriosa, ovvero l'esplosione del Grunge su scala mondiale.
I Green River senza saperlo furono il primo supergruppo di Seattle, capitanato da tali Mark Arm, Stone Gossard e Jeff Ament che si divisero l'intera scena con alterne fortune nei Mudhoney, Mother Love Bone, Temple Of The Dog e Pearl Jam.
Si sciolsero nel 1988 (freschi di "Rehab Doll" appena licenziato) per le solite, banali, divergenze artistiche: Ament e Gossard alla ricerca della fama imperitura ed economicamente vantaggiosa da una parte, Mark Arm dall'altra con la sua proverbiale ostilità ai diktat del mercato e dell'hype.
Perchè ad essere sinceri accesero sì la miccia del futuro prossimo venturo, ma vendettero pochissimo nell'immediato e le profonde frustrazioni ebbero il sopravvento su tutto e tutti.
Il resto è storia contemporanea, un pò usurata dai tempi, ma che mantiene un fascino discreto  difficilmente riscontrabile negli attuali fenomeni sociomusicali.
Ai Green River dobbiamo anche la diffusione del termine Grunge utilizzato all'epoca dal boss della Sub Pop, Bruce Pavitt, per la promozione di "Dry As A Bone" sul territorio statunitense.
Dunque cosa aggiungere ancora su questa fantastica doppietta foderata di rare e gustose chicche, tra mix aggiornati, demo, featuring da compilation introvabili, cui va tutto il mio amore e la mia malinconia? Che trattasi di opera imprescindibile da acquistare e sparare a volume 10 sullo stereo di casa? Che Seattle non è mai stata così vicina? Che la Sub Pop spacca? Io me la sfango con una leggera predilezione per le atmosfere più rauche ed acerbe di "Dry As A Bone" rispetto all'evoluzione allucinata del pacchetto "Rehab Doll", "Swallow My Pride" compresa.
Io per una volta c'ero o quasi e questo già mi sollazza, al di là di gusti e visioni del tutto personali.

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Davide Monteverdi.