mercoledì 20 giugno 2018

BONSAI BONSAI: "Bonsai Bonsai Ep" (Audioglobe 2018).


Buona la prima per i Bonsai Bonsai, quintetto di giovanissime promesse in arrivo da Livorno e insieme dal 2015.
In questo Ep omonimo, prodotto da Daniele Catalucci dei Virginiana Miller, appare chiaro fin da subito il blend sonoro con cui la band tesse i sei episodi della tracklist, circostanziando così il suo ideale manifesto espressivo: un pò di Psichedelia sognante, qualche spruzzo di New Wave, un assaggio di Prog, tastierine volanti, liriche in inglese e un paio di cavalcate chitarristiche, che descrivono al meglio gli episodi più muscolari e intensi di questo esordio vale a dire "Opening" e "Closing".
Ad un'incollatura in scia ci sono le splendide (almeno per me) "Caught" e "Trees", esercizi di stile in labile equilibrio tra la neopsichedelia di Spacemen 3 e Loop,  i primi King Crimson, e certe ritmiche marziali buone per i dancefloor obliqui versione "il futuro di una volta".
Non male neanche "Question" e "Ripe", nonostante la formula "ballatona" non esprima al meglio il potenziale dei Bonsai Bonsai.
Speriamo di vederli presto dal vivo per testare effettivamente il feeling generale con questa formula rock, augurandogli un'uscita sulla lunga distanza che confermi il loro talento in piena evoluzione.
Intanto grazie per questa mezzora (scarsa) di buone vibrazioni e suggestioni mai banali.








Davide Monteverdi

martedì 19 giugno 2018

Festival Beat XXVI Edizione 27 Giugno/1° Luglio Salsomaggiore Terme.



Puntuale come l'estate ecco qua la nuova, lussuosa, edizione del Festival Beat.
Per dovere di cronaca la 26esima promossa da Bus1 e ormai di casa in quel di Salsomaggiore Terme, dove l'amministrazione si conferma ancora una volta partner attenta e partecipativa.
Si inizia easy e cotonati Mercoledì 27 Giugno e si termina da dropouts Domenica 1° Luglio con sfiziosi eventi collaterali (dj set e live) negli spazi del Bacio Di Vino a Salsomaggiore.
Il core della manifestazione rimane però l'Area Live di Ponte Ghiara, dove materialmente si focalizzerà la due giorni "mortale" di Venerdì  29 e Sabato 30 Giugno con concerti e balli, expo vari (vinili e abbigliamento vintage) ed aree culinarie per tutti i gusti.
Quest'anno la line up selezionata da Gianni Fuso & Co si è ulteriormente distinta per il continuum sonico e temporale, riuscendo nella non facile operazione di selezionare veri e propri mostri sacri  appartenenti ad almeno cinque decadi musicali differenti, dagli anni '60 ad oggi.
Troviamo così l'unico show europeo dei leggendari psycho garagers Chocolate Watchband capitanati da Dave Aguilar e Gary Andrijasevic, il ritorno di Jim Jones con la prima band Thee Hypnotics, gli Scientists di Kim Salmon e il loro torrido di blues punk dall'Australia, poi ancora King Khan and The Shrines al giro di boa dei 20 anni di carriera e infine Ron Gallo, la "next sensation" da Philadelphia, che presenterà l'acclamata opera prima "Heavy Meta"..
Ma non è finita qui perchè, a corollario degli headliners, si esibiranno anche un tot di band incredibili come Men From S.P.E.C.T.R.E, Lame, Hipbone Slim e Diplomatics tra le altre.
Più che una kermesse il Festival Beat rappresenta, soprattutto nel 2018, una sincera e coerente Way Of Life. Dove gioia, divertimento, passione, aggregazione, musica e disimpegno si miscelano in dosi perfette vagheggiando i bei tempi che furono, anzi refreshandoli nel migliore dei modi possibili.
Dunque viva la Musica, viva il Festival Beat!

Un ringraziamento particolare a Giovanna Ravazzola.



Tutte le info qua sotto:




Davide Monteverdi


mercoledì 13 giugno 2018

CELIBATE RIFLES: "Roman Beach Party" (Area Pirata Re, 2018).


Se sei uscito vivo dagli anni 80 non puoi non ricordare un album strabiliante come"Roman Beach Party" dei Celibate Rifles.
Uno di quegli ascolti che ti cambiava la giornata, la vita, e contemporaneamente ti devastava la stanza nei pomeriggi agitati del dopo scuola.
Questo quarto lavoro in studio esordisce sugli scaffali nel 1987 (cercatevi l'aneddoto bislacco che gli regala il titolo) e catapulta la band di Sidney nell'empireo musicale alternativo, insieme a Radio Birdman, Saints, Cosmic Psychos, Eastern Dark e sparuti altri devoti ai fondamentali di MC5 e Stooges.
Undici tracce di qualità immensa, ponte ideale tra passato e futuro della scena rock and roll/garage australiana, e che da lì a poco lasceranno segni indelebili anche in giro per il mondo grazie ai chitarrismi spietati del duo Steedman/Morris e alla voce stralunata di Damien Lovelock, davvero una spanna sopra nelle esibizioni dal vivo.
Undici bombe atomiche che marchieranno a fuoco e in maniera inequivocabile il sound dei Celibate Rifles per gli anni a venire e il resto, come si dice, è Storia!
Ci vorrebbe poi una standing ovation per i kids di Area Pirata e per il certosino lavoro di divulgazione musicale a cui questa prestigiosa ristampa non si sottrae, nutrendo in realtà la (sana) ambizione di diventare il fiore all'occhiello nel catalogo della label pisana.
L'edizione di "Roman Beach Party" è lussuosa e davvero ben fatta: tiratura limitata a 600 copie in vinile pesante, copertina gatefold, foto ed interviste esclusive, coupon per il download digitale incluso, e tutto il pack ad un prezzo assolutamente popolare se paragonato a stampe originali in condizioni ottimali.
Quindi fatevi un favore e prenotate subito una copia di "Roman Beach Party" sul sito di Area Pirata.
Se è vero che il Rock And Roll salva la vita allora questa ristampa vi renderà immortali!








Davide Monteverdi

lunedì 11 giugno 2018

ROLLING BLACKOUTS C.F. : "Hope Downs" (Sub Pop, 2018)



Uscirà il prossimo 15 Giugno "Hope Downs" il primo lavoro sulla lunga distanza dei Rolling Blackouts Coastal Fever per l Sub Pop, label dove hanno esordito nel 2017 con lo splendido Ep "The French Press" (appena dopo un altro Ep "Talk Tight" pubblicato su Ivy League nel 2016) subito recensito con incredibile entusiasmo su queste pagine.
Il quintetto di Melbourne prosegue con naturalezza il discorso di "The French Press" dando vita a 10 tracce di guitar pop scintillanti, ora sporcate di immediatezza (indie) punk, ora virate su latitudini di country folk lunare, con grandissima personalità e chiarezza di intenti: diffondere la propria musica, un eccitante viaggio in altalena tra gioia e melancolia, intimismo e adrenalina, ovunque e senza sottoscrivere particolari compromessi con il music biz.
E a quanto sembra l'operazione sta riuscendo alla perfezione.
Merito soprattutto delle esibizioni incendiarie in festival prestigiosi e ultra glam come il Coachella e il Primavera Sound, dove la band ha ottenuto risultati strabilianti sia in termini di critica che di pubblico, rimarcando l'innata capacità di coniugare al meglio l'alto livello di ottani sul palco e l'interazione serrata con il pit adorante.
Così Frank Keaney e soci hanno potuto testare su strada le grandi potenzialità di "Hope Downs", saggiamente trainato dalla promo virale dei primi due singoli "Mainland" e "Talking Straight", che si rivela album completo, dal fascino immediato, e fresco come una margherita di campo conquistando attenzioni e balli immaginifici fin dal primo ascolto.
In giro si parla già dei Rolling Blackouts come dei nuovi Go Betweens in salsa 2.0, sorta di supposta salvifica nell'attuale panorama indie sempre più asfittico, in virtù di liriche schiette ed immediate che si fondono alla perfezione con il jangle sound chitarristico di (presunta) scuola Television, Hatcham Social e Flying Nun.
Nulla di nuovo, sia chiaro, ma refreshato in maniera sublime: date un'occasione a pezzoni come "An Air Conditioned Man", "Time In Common" e "Bellarine" e vedrete che in casa volerà tutto di sicuro.








Davide Monteverdi

martedì 22 maggio 2018

THE SCRUBS: "Skulls And Dolls" (Area Pirata, 2018).


In certe situazioni parla la Musica ed è più che sufficiente.
Gli Scrubs da Lodi confezionano un album d'esordio semplicemente PERFETTO.
Tredici tracce originali più la cover di "Be A Caveman" degli Avengers (no, non quelli di Penelope Houston) che inquadrano il fenomeno Garage Punk nella sua essenza 2.0: nessuna sbavatura, nessuna ingenuità, genuinità a pacchi, suoni taglienti e precisi che rendono un doveroso tributo (e nulla più) al revival 80's più che ai 60's di riferimento.
25 minuti che scorrono via come una pinta di birra ghiacciata, dove i link musicali sono altissimi e rispondono al nome di Sonics, Miracle Workers, Chesterfield Kings, Plan 9, Gravedigger V, Sick Rose, Fuzztones, Lyres tra quelli che vengono in mente ai primi furibondi ascolti.
"Skulls And Dolls" sembra provenire da un altro universo, da una galassia dove tutto è pace e amore, musica e gare di impennate, sbronze e onde sfavillanti.
Lodi, lo capite? Lodi, e poteva tranquillamente essere Portland, Los Angeles, Austin, Londra, Goteborg o Atene.
Tanto il linguaggio utilizzato dalla band è internazionale sia come background sonico che come attitudine generale che i minuti della tracklist tratteggiano con dovizia di particolari.
Ecco, gli Scrubs sono la Tempesta perfetta o perlomeno ne annunciano, beffardamente, l'arrivo prossimo venturo.
Bravo Massimo Robbi, bravi tutti i kids a costruire un album IMPRESCINDIBILE per chi mangia pane e garage tutti i giorni. Dove vocals, chitarre, Farfisa e sessione ritmica giocano con assoluta scioltezza un altro sport, travolgendo tutto e tutti con l'entusiasmo dei primi giorni di scuola!
Grazie Scrubs, grazie Area Pirata e ha pure smesso di piovere.
"Skulls And Dolls" esce su cd in tiratura limitata a 500 copie.
Troppo poche? Speriamo di sì!





Davide Monteverdi








giovedì 17 maggio 2018

PLUTONIUM BABY: "BLAST! Sci-Fi Music For Contemporary Freaks, Area Pirata 2018)


Ce ne vorrebbero molti di più di album come "Blast! Sci-Fi Music For Contemporary Freaks".
Con l'obbligo di ascoltarli fin dalla prima colazione, proprio come sto facendo io ora, per capire fino in fondo quanto certi suoni siano necessari all'inquieto vivere di noi rockers senza vergogna.
La band capitolina trova la micidiale quadratura in queste nuove 12 tracce mixate da Wolfman Bob e uscite a Marzo, che richiedono un immediato on repeat sul lettore quasi liquefatto da cotanta energia esplosiva.
I protagonisti di questa gioiosa furia, nonchè party harder bardati di pelle e borchie, sono Fil Sharp (synth, voce, chitarra), Feith Da Grave (batteria) e soprattutto Black Guitarra (voce, chitarra, synth) la frontwoman che tutto può, compreso afferrarti per le palle e scagliarti ad anni luce di distanza con il sorriso stampato in faccia.
I Plutonium Baby fanno musica difettata, dilaniata, slabbrata, postnucleare.
Vale a dire il meglio di ciò che si può suonare oggi quando nel DNA hanno sedimentato i 60's più oscuri mixati a pericolose derive dai decenni successivi: Mummies, B52's, Trashmen, Cramps, Devo, Jay Reatard, X Ray Spex, Rip Offs, Man Or Astroman?, Suicide
Ovvero il Gotha dello Psycho Garage  Punk più genuino e autentico dalla creazione di questo pianeta.
"Blast!" dura una mezzoretta e questo, probabilmente, è l'unico neo dell'intero progetto: infatti quando arrivi alla fine di "Highway Hypnosis" è ovvio che ne brami di più, sempre di più, con la cupidigia ingestibile di chi ha goduto bene e vuole continuare a spargere orgasmi qua e là in totale anarchia.
I Plutonium Baby ci sanno fare di brutto. E colpiscono nel segno perchè reinterpretano, con personalità e ironia, canoni musicali già ampiamente sfruttati svicolando però, abilmente, dai dannosi clichè di genere.
Comprare, comprare, comprare.







Davide Monteverdi.

domenica 29 aprile 2018

VANARIN: "OVERNIGHT" (Woodwarm Label, 2018).



"Overnight" è l'album di debutto su Woodwarm Music per la band di Bergamo, ma italo inglese per ascendenze genealogiche.
Capitanati da David Paysden (cantante, tastiere, chitarra) i Vanarin ci guidano mano nella mano, minuto dopo minuto, nel loro mondo sonoro fatto di altalene e zucchero filato.
L'album (pubblicato dopo un omonimo Ep autoprodotto nel 2017) è uscito a Marzo ed è composto da 10 tracce piuttosto eterodosse tra di loro, nonostante al di là delle influenze più varie si assapori un retrogusto comune che prende abbrivio dalla psichedelia.
O meglio, dalla personale declinazione che i Vanarin stessi danno ai suoni di matrice 60's e 70's, spruzzandoli qua e là di modernità sintetica e fragranza genuinamente italica.
"Overnight" non è un disco che ti entra nelle vene all'istante però: ha bisogno di essere assaggiato, masticato, digerito con pazienza e tempo utile a disposizione.
Ne esce così questa manciata di canzoni più che discrete, dalle atmosfere tratteggiate con delicatezza, e di sufficiente personalità compositiva.
La strada non è ancora del tutto in discesa per il quintetto lombardo, anche se il focus verso tentazioni POP(ular) è ben chiaro all'orizzonte e raggiungibile in scioltezza al netto di banali sbavature ovviabili, come l'essere talvolta scontati nel reiterare la calligrafia sonica mandata a memoria in anni di sale prove.
A conti fatti i Vanarin sono una band dagli ottimi margini di crescita e solo a fine rodaggio potremo alzare le palette e votare con obbiettività, magari di fronte ad un nuovo lavoro in studio.
Nel frattempo godiamoci questo "Overnight" augurandoci di incrociarli presto on the road.
Bello il packaging del cd.